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attività fisica e diabete, sport e esercizio fisico nel trattamento del diabete

Sport e diabete

Lo sport , specie se aerobico, è parte integrante del piano di trattamento del Diabete Mellito. Secondo recenti risultati ottenuti dal Finnish Diabetes Prevention Study è stato dimostrato che il rischio di patologia diabetica può essere ridotto del 58% mediante programmi mirati che includano anche l'esercizio fisico e lo sport. é stato, inoltre, dimostrato che l'esercizio fisico e lo sport ritardano, e forse evitano l'intolleranza al glucosio che si trasforma in diabete e presenta anche vantaggi per le persone a cui la malattia è già stata diagnosticata.
Alcuni studi specifici, ad esempio, hanno dimostrato che svolgere sport o esercizio fisico leggero, come camminare circa tre volte alla settimana per 30-40 minuti, può determinare piccoli ma significativi miglioramenti nel controllo della glicemia nei pazienti diabetici.
In generale, alcuni dei vantaggi che possono essere prodotti da un'attività fisica pianificata sono:

- abbassamento del livello di glucosio nel sangue;
- aiuto all'insulina a lavorare meglio;
- miglioramento dell'attività cardiaca;
- miglioramento della circolazione sanguigna;
- abbassamento del tasso di colesterolo;
- diminuzione dello stress;
- miglioramento della condizione fisica

Diabete mellito tipo 1

Nel soggetto normale già pochi minuti dopo l'inizio di un'attività fisica il livello di insulina circolante si riduce mentre viene attivata la produzione di glucosio soprattutto per glicogenolisi. Ciò consente la protezione dall'ipoglicemia e al tempo stesso un flusso costante di glucosio in grado di sostituire quello consumato tanto che la glicemia si mantiene costante anche dopo ore di ininterrotta attività. Nel diabetico tipo 1 il livello di insulina circolante dipende solo dalla quantità e qualità iniettata e dal tempo intercorso dalla ultima somministrazione: sarà pertanto “abilità” del paziente saper adattare la dose, riducendola, in modo da mimare quanto avviene fisiologicamente. Anche se l'adattamento è corretto, il livello di insulinemia è quasi sempre maggiore che nel soggetto normale con inibizione della glicogenolisi ed in conseguenza del mancato neoapporto di glucosio, maggior rischio di ipoglicemia. Ciò spiega la necessità di un apporto supplementare di glucosio calibrato ed “intelligente”. Viceversa se il paziente è cronicamente scompensato e quindi criticamente sottoinsulinizzato, al momento della pratica fisica vi sarà, da un lato l'impossibilità di metabolizzare il glucosio a livello muscolare con conseguente utilizzo dei grassi e produzione di corpi chetonici, e dall'altro un aumento della glicogenolisi epatica con produzione di elevate quantità di glucosio che, non potendo essere “bruciato”, si accumula nel sangue provocando pericolose iperglicemie fino alla chetoacidosi. Da quanto esposto, si evince chiaramente che per praticare una attività fisica sicura è necessario un notevole bagaglio di conoscenze filtrate attraverso la “sperimentazione” quotidiana e intelligente dell'autocontrollo glicemico e dell'autogestione di insulina e apporto di carboidrati fino a “sostituire” con il ragionamento l'automatismo della funzione pancreatica.

Diabete mellito tipo 2

Nel Diabete Mellito di tipo 2, come è noto, il difetto centrale è dato dall'insulinoresistenza periferica che determina dapprima iperinsulinemia compensatoria e successivamente insulinodeficienza relativa ed iperglicemia. Ogni singola seduta di esercizio fisico abbassa la glicemia per l'aumento del consumo muscolare di glucosio e protraendo l'esercizio nel tempo, si riduce l'insulinoresistenza, attraverso una maggiore espressione sulla superficie cellulare dei trasportatori del glucosio (GLUT 4). Ciò innesca un circolo virtuoso poiché riduce a cascata l'iperinsulinemia, la tendenza a depositare grasso a livello addominale con miglioramento del rapporto vita/fianchi, la produzione epatica di glucosio con ulteriore miglioramento della glicemia specie a digiuno. Per i motivi suddetti un esercizio fisico anche moderato è da considerarsi una terapia in grado di modificare positivamente il meccanismo patogenetico della malattia. Numerosi studi di intervento su soggetti con intolleranza al glucosio e diabetici come l'Oslo diet and exercise study hanno mostrato che un esercizio fisico regolare migliora la tolleranza al glucosio in più del 50% dei soggetti, mentre una ricerca multicentrica condotta in Campania ha evidenziato che il miglioramento dell'Emoglobina Glicosilata (HbA1c) era ottenuto pur con una riduzione del fabbisogno di ipoglicemizzanti orali di circa 1/3. Gli orientamenti attuali consentono di ritenere che più che dalla intensità e dalla durata gli effetti metabolici sono ottenuti dalla ripetitività (almeno 5 volte alla settimana) di un esercizio aerobico leggero (50/60% della VO2 Max) che duri circa 30 minuti.Tradotto in termini pratici ciò significa che una passeggiata a passo svelto (circa 4 Km/h) di mezzora da fare quasi quotidianamente ha una valenza metabolica e terapeutica di grande rilievo.Questo tipo di impegno fisico è realizzabile dalla maggior parte dei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 (NIDDM).

Risorse web:

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Data ultimo aggiornamento: 28 luglio 2007