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Diabete Mellito di Tipo 1 (DMT1)

La frequenza del DMT1 è in aumento nei paesi industrializzati e negli ultimi anni si è assistito ad un'anticipazione dell'età di comparsa secondo i dati EURODIAB (epidemiologia e prevenzione del diabete). Dato che il tempo in cui questo aumento si è verificato è breve, e che quindi non c'è lo spazio per consistenti cambiamenti genetici delle popolazioni, si ritiene che l'aumento del rischio sia dovuto ad ancora imprecisati fattori ambientali. I maggiori sospettati sono:la precoce introduzione del latte vaccino e un'aumentata introduzione di glutine. Inoltre è probabile che un ruolo sia giocato anche da particolari infezioni virali intestinali, che potrebbero essere correlate a cambiamenti igienico-ambientali. L'incidenza varia a seconda delle zone. Le incidenze più basse le abbiamo in Giappone con uno 0,06% e le più alte in Finlandia e Sardegna con una media dell'1,5-2%. L'incidenza media in Italia è dello 0,26%. La Sardegna presenta una popolazione omogenea, ma geneticamente distinta dalle altre popolazioni europee incluso il resto della popolazione italiana. La predisposizione al DMT1 nei sardi potrebbe dipendere da un peculiare assetto genetico. Il diabete mellito di tipo 1 ha il picco di incidenza in età comprese tra i 5 e i 15 anni, successivamente si ha una drastica riduzione del rischio, ma mai completamente, così la malattia può manifestarsi anche in età adulta. Si nota un aumento soprattutto nelle età più giovani, sotto i cinque anni, questo sottolinea come l'esposizione ai fattori ambientali determinanti avviene probabilmente in età precoce. I cambiamenti di alimentazione dei bambini potrebbero costituire la base di queste variazioni epidemiologiche. In particolare, si è ipotizzato un ruolo della precoce introduzione del latte vaccino, in parte per la risposta immune contro l'insulina bovina in esso contenuta, in parte per la mancanza dell'effetto protettivo del latte materno. Il DMT1 è una patologia autoimmune cronica caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta, con una progressiva diminuzione fino alla scomparsa della risposta insulinica. Le malattie autoimmuni sono caratterizzate dalla produzione di una risposta immunitaria contro tessuti propri e/o dalla presenza di linfociti T effettori autoreattivi. In effetti nelle isolette pancreatiche dei soggetti diabetici si può evidenziare un infiltrato cellulare, contenente linfociti autoreattivi responsabili del danno cellulare. Nella maggioranza dei casi è possibile evidenziare sia una risposta cellulare che una risposta anticorpale autoimmune. Il diabete è dovuto a una reazione immunitaria che inizia in molti casi, anni prima dell'inizio dei sintomi clinici, continua dopo la diagnosi, e può ricorrere anche dopo il trapianto di isole pancreatiche. Alcuni linfociti T con specificità per gli antigeni delle isole pancreatiche possono sfuggire al processo di selezione negativa che avviene nel timo e raggiungere la periferia, dove restano quiescenti, fino a quando una combinazione di fattori genetici e ambientali li attiva, conducendo alla distruzione graduale delle isole pancreatiche. Nella patogenesi del diabete autoimmune riconosciamo quindi l'interazione di fattori genetici e una serie sfavorevole di eventi ambientali. Il diabete mellito di tipo 1 ha anche un'alta ricorrenza familiare. Il rischio di sviluppare il diabete è aumentato di 15-20 volte nei parenti di primo grado delle persone affette dalla malattia. I figli hanno un rischio intorno al 6%, sembra inoltre dall'analisi di alcuni studi, che il rischio sia maggiore se è il padre ad essere affetto. Il principale fattore genetico correlato al rischio di diabete è probabilmente il sistema HLA (Human Leucocyte Antigens). Analizzando l'HLA è possibile identificare, tra i familiari di soggetti con DMT1, individui con rischio aumentato di sviluppare la malattia. Lo studio della risposta anticorpale anti-insule pancreatiche in questi soggetti permette di affinare ulteriormente le nostre capacità di predire il rischio. La componente genetica più importante nel rischio di diabete riguarda i geni del sistema HLA (complesso maggiore di istocompatibilità umano), ma si ritiene che un ruolo sia giocato anche da altri geni. Il gene dell'HLA-DQ costituisce circa il 50% del rischio genetico di sviluppare il diabete. Il 90-95% dei soggetti di razza caucasica con il diabete posseggono l'allele HLA-DR3 o DR4, o entrambi, rispetto ad una frequenza nei soggetti normali di circa il 40%, inoltre il 40-50% dei soggetti con la malattia è doppio eterozigote DR3-DR4, a fronte del 5% della popolazione normale.

 

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Data ultimo aggiornamento: 28 luglio 2007