Il diabete può essere curato da una combinazione di cambiamento dello stile di vita, cambiamento della dieta e farmaci.Per il trattamento farmacologico del Diabete Mellito ci sono cinque classi di farmaci, utilizzate in base alle caratteristiche del paziente
| Classe | Principi attivi |
| Inibitori dell'α-glucosidasi | Acarbosio |
| Tiazolidindioni | Rosiglitazone, ciglitazone, pioglitazione |
| Biguanidi | Metformina |
| Sulfaniluree | Glibenclamide, glimepiride, glipizide |
| Insulina | A rapida e lunga azione |
Come precedentemente detto, l'insulina è un ormone peptidico secreto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas. Sono stati condotti studi rivolti alla ricerca di composti in grado di mimare l'insulina endogena ma con diverse proprietà. Ad esempio l'insulina ad azione rapida, può essere iniettata prima di un pasto per ottenere picchi insulinici nel momento post-prandiale; mentre insulina ad azione prolungata, può essere somministrata una volta al giorno per mantenere il livello basale di insulina. L'inizio precoce o tempestivo della terapia con insulina, sia come monoterapia che in combinazione con altri agenti, può determinare un buon controllo glicemico nella maggioranza dei pazienti con diabete di tipo II e questo tipo di terapia non influisce sfavorevolmente sulla qualità della vita.
Le sulfaniluree agiscono legandosi a pompe Na+/K+ di diverse cellule tra cui le ß cellule e fanno sì che venga aumentato il pool del Ca++ intracellulare che avvia la secrezione insulinica dai granuli delle ß cellule. Vengono assunte prima dei pasti: aumentano la curva secretoria postprandiale. Indicazioni: sono di prima scelta nel diabete non sovrappeso perché questi farmaci sono associati ad aumento del peso corporeo dovuto al fatto che aumentano la concentrazione d'insulina (che ha effetto anabolico). Possono ridurre del 2% il valore dell'emoglobina glicosilata. I maggiori effetti collaterali segnalati, ed in una piccola percentuale di casi, sono: incremento di peso, allergia, anoressia, nausea, vomito, diarrea, cefalea, sudorazione. In rari casi sono stati segnalati casi di ipoglicemia.
Non vanno somministrati in pazienti con insufficienza renale.
Le controindicazioni maggiori sono: gravidanza ed allattamento, insufficienza renale, epatopatie e allergie.
Ne esistono 2 generazioni:
1° Generazione: Tolbutamide (emivita di 6-10 ore), clorpropamide (emivita di 24-72 ore), acetoesamide (emivita di 12-24 ore);
2° Generazione: Glibenclamide (emivita di 6-24 ore), glipizide (emivita di 6-10 ore), glimepiride (emivita di 24 ore).
Nella pratica clinica di elezione è la seconda generazione.
I Biguanidi agiscono a livello epatico, diminuendo glicogenolisi e la gluconeogenesi. La loro funzione è strettamente collegata alla presenza di insulina, e la loro azione può portare ad un decremento dell'emoglobina glicosilata fino al 2%. Possibili effetti collaterali sono nausea, diarrea, ed in una bassa percentuale di casi si è riscontrato un aumento del rischio di coma lattoacidosico.
Il rappresentante è la metformina (in commercio esiste anche la fenformina). Le basi molecolari con cui agisce non sono ancora totalmente chiarite, ma oltre alla riduzione della glicemia con azione sul metabolismo epatico, si è riscontrata una induzione della perdita di peso (circa 2-3 Kg). Per questo motivo è un ipoglicemizzante orale che trova indicazione nei diabetici soprappeso, in quanto la riduzione della massa grassa determina anche un miglioramento della resistenza insulinica. La durata d'azione è mediamente di 4-6 ore. Esistono controindicazioni specifiche all'uso di questi farmaci: agiscono specificamente a livello della catena ossidativa microsomale e danno un rialzo dell'acido lattico; possibili controindicazioni in caso di insufficienza renale (perché il farmaco viene eliminato per via renale), insufficienza epatica (perché il fegato non smaltisce il farmaco), insufficienza cardiaca e respiratoria con iperproduzione di base di acido lattico.
Rappresentante della classe è l'acarbosio. Trova la massima indicazione nei pazienti con iperglicemia postprandiale, dato che riduce l'assorbimento di carboidrati. L'acarbosio non va utilizzato nei soggetti con malattia epatica o intestinale.
L
'acarbosio riesce a ridurre la percentuale di emoglobina glicosilata fino all'1%; la sua emivita è di poche ore, e data l'elettività della sua azione, deve essere assunta dal paziente 3 volte al giorno, in corrispondenza dei pasti.
L
'acarbosio presenta come effetto collaterale la flatulenza. In pochi casi ha provocato un innalzamento degli enzimi epatici.
I Tiazolidindioni sono stati di recente approvati in Europa, mentre sono già in commercio negli Stati Uniti.
Il capostipite è stato il troglitazone, oggi ritirato dal commercio in quanto causa di gravi complicanze epatiche.
Esistono dei sostituti, e sul mercato presto saranno immesse nuove molecole della stessa famiglia, sempre più potenti e meno rischiose.
Risorse web:
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Data ultimo aggiornamento: 28 luglio 2007